Reddito Di Cittadinanza: cenni storici e comparatistici, caratteristiche e requisiti.

By aprile 2, 2019Uncategorized

La lotta alla povertà e alla conseguente esclusione sociale, prima relegata alla filantropia dei privati o alle iniziative caritatevoli delle istituzioni religiose, cominciò a rientrare nelle finalità delle istituzioni pubbliche già a partire dal XVI sec.-.

Risalgono infatti agli ultimi decenni del 1500 le prime iniziative legislative[1], sperimentate dalle municipalità europee (in primis nel Regno Unito[2]), volte ad istituire le prime forme di assistenza in natura agli indigenti, condizionate già allora all’obbligo, per chi ne fosse capace, di impegnarsi in un lavoro.

Proprio quest’ultimo aspetto della contropartita (appunto la disponibilità all’impiego) al beneficio dell’assistenza, ci consente di operare una prima precisazione semantica: che cos’è il “reddito di cittadinanza”? Ebbene, lo chiariremo nel confronto con un concetto limitrofo.

Come chiarito in un recente articolo del Prof. Martone[3], bisogna tenere ben distinti due nozioni: “reddito minimo garantito” e “reddito di cittadinanza”, sovente nella prassi e nella dialettica pubblica sovrapposti.

Con reddito di cittadinanza s’intende propriamente un reddito attribuito al cittadino (o meglio, ad ogni cittadino):

  • senza alcuna previa verifica delle condizioni economiche del soggetto;
  • su base individuale e non su base familiare;
  • prescindendo da qualsivoglia disponibilità ad intraprendere un futuro lavoro.

Queste le caratteristiche del reddito di cittadinanza – così come enunciate[4] solennemente nello statuto del B.I.E.N.[5]– che nella sua universalità lo rendono di difficile applicazione pratica[6].

Di fatto, specialmente nella presente contingenza economica caratterizzata dalla c.d. “crisi del debito sovrano europeo”, il reddito di cittadinanza tout court permane più nell’ambito dell’utopia[7], che nella concreta prospettiva politica.

Se si guarda alla legislazione incidente sullo stato sociale (c.d. welfare state) nei diversi paesi europei e da ultimo-come vedremo- in Italia, ci si trova al cospetto, più propriamente, di forme di “reddito minimo garantito”, ovvero un reddito non più spettante incondizionatamente e individualmente a tutti i cittadini, ma subordinato e condizionato al verificarsi di determinate condizioni soggettive (reddituali, patrimoniali, familiari) del beneficiario[8].

Un rapido vaglio di altre esperienze ci consentirà di comprendere meglio come i diversi ordinamenti nazionali subordinino, di  volta in volta, la percezione di un’integrazione pubblica reddituale al verificarsi di diverse condizioni soggettive.

In Francia esiste attualmente il Revenue de solidarietéactive (R.S.A. – loi n. 2007-1223 del 21.08.07) corrisposto sia a coloro che sono in cerca di un primo impiego sia a coloro che si trovano al di sotto di una certa soglia di reddito.

L’RSA si compone di un duplice sussidio:

  • RSA sociale: riconosciuto a tutti coloro che rientrino nei parametri legali;
  • Prime activité:concessa solo se uno dei membri del nucleo familiare percepisca un reddito da lavoro[9];

e può essere richiesto dai cittadini francesi o da chi abbia un permesso di soggiorno per lavoro non inferiore a 5 anni e risieda in Francia da almeno 3 mesi[10].

In Germania esiste l’Arbeistslosengeld, un’indennità di disoccupazione involontaria della durata massima di 24 mesi istituita a vantaggio di coloro che abbiano lavorato almeno un anno nell’ultimo biennio. L’importo ammonta al 60% dell’ultimo stipendio (67% in caso di minori a carico). Il benefico è subordinato a requisiti reddituali e patrimoniali del nucleo familiare e può essere richiesta dai cittadini residenti (dai 15 ai 64 anni) non studenti[11].

In Danimarcail reddito minimo garantito spetta a tutti i cittadini in forma duplice:

  • come avviamento alla vita autonoma (Starthjaelp): a partire dai 18 anni
  • come mera integrazione reddituale (Kontanthiaelp).

La prestazione è subordinata alla ricerca di un’occupazione e può essere revocata nel caso di rifiuto ingiustificato a partecipare a politiche attive del lavoro organizzate dai centri per l’impiego[12].

Volgendo ora un rapidissimo sguardo all’ordinamento comunitario, è da rilevare come – sebbene la vulgata connessa con la polemica inerente lecc.dd. politiche di austerity induca a percepire le istituzioni comunitarie come tendenzialmente ostili a una tale misura di welfare – già in seno alla Carta Fondamentale dei Diritti sociali fondamentali dei lavoratori (1989) veniva disposto “le persone escluse dal mercato del lavoro o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti e adeguate alla loro situazione personale”, ed infatti pochi anni dopo – nel 1992 – la Commissione Europea tentò di approvare una direttiva che disponesse l’introduzione del reddito minimo garantito in tutti gli stati membri[13]. Ma allora fu l’opposizione degli stati a bloccare l’iniziativa che ebbe come sbocco – a dir poco simbolico – l’emanazione di una mera raccomandazione comunitaria[14].

Quest’ultima è stata successivamente, di fatto, trasposta in seno all’art. 34, c. 3 della Carta di Nizza che sancisce “il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti”. Tale nobile principio, come opportunamente rilevato dal Martone, è stato però, di fatto, inibito poiché l’art. 153 T.F.U.E. ha sottratto la lotta contro l’esclusione sociale dalle materie in cui l’Unione può legiferare con regolamenti e direttive, rimettendo la prefata materia al meno incisivo metodo aperto di coordinamento (MAC).

Italia

Con il Decreto Legge del 28/01/2019 (N. 4 Gazzetta Uff. 28/01/2019 n. 23) è stato istituito (a decorrere dal mese di Aprile 2019) in Italia il c.d. “reddito di cittadinanza”[15] (di seguito Rdc).

Chi può beneficiarne?

Il Reddito di cittadinanza è riconosciuto ai NUCLEI FAMILIARIin possesso cumulativamente, al momento della presentazione della domandaeper tutta la durata dell’erogazione del beneficio, dei seguenti requisiti:

Requisiti legati alla cittadinanza: il richiedente deve essere:

  • in possesso della cittadinanza italiana;
  • in possesso della cittadinanza di Paesi facenti parte dell’Unione europea;
  • ovvero suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • ovvero cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;

Requisiti legati alla residenza: il richiedente deve essere:

  • residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due, considerati al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo;

Requisiti reddituali e patrimoniali, il nucleo familiare deve possedere:

  • un ISEE inferiore a 9.360 euro;
  • un valore del patrimonio immobiliare (calcolato a fini ISEE)diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di euro 30.000;

 

  • un valore del patrimonio mobiliare(sempre calcolato a fini ISEE)non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con disabilità[16];

In ogni caso non hanno diritto al Reddito di cittadinanza i nuclei familiari che hanno tra i componenti soggetti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie, nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni (con eccezione delle dimissioni per giusta causa).

Cosa si intende per nucleo familiare?

Si deve fare riferimento all’art. del D.P.C.M. n. 159/2013, che lo definisce come costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica (anche coniugi con diversa residenza) alla data di presentazione della domanda.

Nel caso di separazione o divorzio?

I coniugi permangono nel medesimo nucleo anche a seguito di separazione o divorzio, ma devono continuare a risiedere nella stessa abitazione.

I figli maggiorenni non conviventi fanno parte del nucleo familiare?

Si, se:

  • di età inferiore a 26 anni;
  • èa carico dei genitori a fini IRPEF;
  • non è coniugato e non ha figli.

Il Reddito di cittadinanza è compatibile con altri benefici assistenziali?

Si, infatti ai sensi dell’articolo 4, comma 2, DPR n. 159 del 2013, il reddito familiare viene determinato al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’ISEE, ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare[17], fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi[18].

Il Reddito di cittadinanza è compatibile con la NASPI?

Si, il Reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della NASPI[19], e di altro strumento di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria. Ma attenzione! Ai fini del diritto al beneficio e della definizione dell’ammontare del medesimo, gli emolumenti percepiti rilevano secondo quanto previsto dalla disciplina dell’ISEE. Pertanto chi ha perso il lavoro, potrà siusufruire contestualmente del sussidio di disoccupazione e del Reddito di cittadinanza, mal’importo di quest’ultimo sarà rimodulato di conseguenza.

Beneficio economico:qualche numero.

Questo si compone di due elementi:

  • una componente, ad integrazione del reddito familiarefino alla soglia di euro 6.000,00 annui (500,00 euro al mese) moltiplicata per la c.d. scala di equivalenza[20];
  • una componente, ad integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto in locazione, come dichiarato a fini ISEE, fino ad un massimo di euro 3.360 annui;
  • invece, nel caso di mutuo, la suddetta integrazione è concessa nella misura della rata mensile del mutuo e fino ad un massimo di 1.800 euro annui ai nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà per il cui acquisto o per la cui costruzione sia stato contratto un mutuo da parte di componenti il medesimo nucleo familiare.

Si pagano tasse sul Reddito di cittadinanza?

il Reddito di cittadinanza è esente dal pagamento dell’IRPEF.

Quanto dura il  beneficio?

Il Reddito di cittadinanza è riconosciuto per il periodo durante il quale il beneficiario rientri negli esposti requisiti e, comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi.

Il Reddito di cittadinanza può essere rinnovato?

Si, previa sospensione dell’erogazione del medesimo per un periodo di un mese prima di ciascun rinnovo.

Cosa succede in caso di variazione della condizione occupazionale?

Nel caso dell’avvio di un’attività di lavoro dipendente da parte di uno o più componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Reddito di cittadinanza, il maggior reddito da lavoro concorre alla determinazione del beneficio economico nella misura dell’80 per cento, a decorrere dal mese successivo a quello della variazione e fino a quando il maggior reddito non è ordinariamente recepito nell’ISEE per l’intera annualita’.

Vi è un onere di comunicazione?

Si, l’avvio dell’attività di lavoro dipendente è comunicato dal lavoratore all’INPS per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro, a pena di decadenza dal beneficio, entro trenta giorni dall’inizio dell’attività, ovvero di persona presso i centri per l’impiego.

E nel caso di avvio di un’attività d’impresa (sia in forma individuale che di partecipazione)?

In tal caso la variazione dell’attività è comunicata all’INPS entro trenta giorni dall’inizio della stessa a pena di decadenza dal beneficio, per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro, ovvero di persona presso i centri per l’impiego. Il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività ed è comunicato entro il quindicesimo giorno successivo al termine di ciascun trimestre dell’anno.

Con il presente articolo ci si è soffermati solo su alcuni degli aspetti connessi con la nuova disciplina del Reddito di cittadinanza, rinviando a successivi e più specifici approfondimenti in merito ad aspetti connessi con una normativa che, a ben vedere e sulla scorta di ciò che si è brevemente compendiato, disegna più propriamente i contorni di un reddito minimo garantito, piuttosto che di un reddito di cittadinanza tout court.

Avv. Francesco Baglieri

[1] Ma già il pensiero filosofico-politico, perlomeno a partire dall’Utopia di Thomas Moore, aveva avuto modo di anticipare esigenze e progetti (più o meno utopistici) di “reddito di cittadinanza”: cfr. P. VAN PARIJS; YANNICK VANDERBORGHT, Il reddito minimo universale, Sec. ed., Milano, pp. 1 e ss.

[2] Le prime cc.dd. “Leggi sui poveri” (PoorLaws) sono state promulgate in Scozia nel 1579 e, successivamente, in Inghilterra nel 1601.

[3]M. MARTONE, Il reddito di cittadinanza. Una grande utopia, in Rivista Italiana di diritto del lavoro, fasc. 3, 1 Sett. 2017, pp. 409 e ss.

[4] «An income unconditionally granted to all on an individual basis, whitout means-test o work requirement»: cfr. M. MARTONE, Op. cit., nota 13.

[5] Il B.I.E.N. (Basic IncomeEuropean Network) è un’organizzazione europea nata nel 1984 che ha come scopo principale la creazione un network internazionale tra tutti coloro (accademici, studenti, professionisti) che mirano a diffondere i principi del reddito  di cittadinanza e a favorire, anche attraverso l’interlocuzione con le istituzioni pubbliche, l’adozione di forme di reddito universamente ed indistintamente riconosciuto ai cittadini europei.

[6] Se si escludono singoli e peculiari esperimenti. Tra i più rilevanti quello sperimentato in Alaska, ove – applicando l’art. 9, comma 15 della Costituzione – è stato istituito un fondo permanente sussidiato dalle rendite del petrolio che  finanzia un reddito universalmente riconosciuto a tutti i cittadini residenti da almeno sei mesi: cfr.  M. MARTONE, Op. cit., pp. 409 e ss.

[7] Dobbiamo alla filosofia (da Thomas Paine a Anne Alstott, passando per Thomas Spencer, John Stuart Mill, Charles Fourier, James Meade: cfr. M. MARTONE, Op.cit., ove bibl.) politica diverse elaborazioni del concetto e delle possibili modalità attuative del reddito di cittadinanza. Ma già nella prima vera elaborazione ad opera di Paine, sono tutti presenti le suelencate caratteristiche, per egli “è un fatto incontrovertibile che la terra allo stato naturale e incolto era, e avrebbe dovuto continuare a essere, proprietà comune della razza umana […] è solo il valore delle migliorie apportate, e non la terra in sé, che appartiene al privato. Ogni proprietario di terre coltivate è dunque debitore verso la comunità di una rendita fondiaria (e non conosco un modo migliore per esprime l’idea) per la terra che tiene per sé: ed è da questa  rendita che si ricava il fondo proposto in questo progetto”: T. PAINE, La giustizia agraria (1797), in T. PAINE, I diritti dell’uomo e altri scritti politici, Roma, Editori Riuniti,  1978.

[8] In questi termini M. MARTONE, Op. cit., pp. 413 e ss.

[9] M. MARTONE, Op. cit., pp. 413.

[10]Ibidem.

[11]Ibidem.

[12]Ibidem.

[13]Ibidem, p. 410

[14] La n. 92/441/CEE

[15] Mentre per i  nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni, il Rdc assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane.

[16] Si rileva come nessun componente il nucleo familiare deve essere intestatario di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti (con esclusione degli autoveicoli e dei motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità).

[17] Il reddito viene calcolato sommando le seguenti componenti:

  • reddito complessivo ai fini IRPEF;
  • redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo di imposta;
  • altre componenti reddituali esenti da imposta;
  • redditi da lavoro dipendente prestato all’estero tassati esclusivamente nello stato estero in base alle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni;
  • proventi derivanti da attività agricole per le quali sussiste l’obbligo alla presentazione della dichiarazione IVA;
  • assegni per il mantenimento di figli effettivamente percepiti;
  • trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, percepiti da amministrazioni pubbliche, se non sono già inclusi nel reddito complessivo ai fini IRPEF;
  • redditi fondiari relativi ai beni non locati soggetti alla disciplina dell’IMU, non indicati nel reddito complessivo ai fini IRPEF;
  • reddito figurativo delle attività finanziarie;
  • reddito lordo dichiarato ai fini fiscali nel Paese di residenza da parte degli appartenenti al nucleo iscritti nelle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero (AIRE), convertito in euro.

[18]Nel welfare pubblico sono prestazioni sottoposte alla prova dei mezzi quegli interventi che sono dipendenti dalla valutazione della condizioneeconomica del beneficiario.

[19] La NASPI è una indennità mensile di disoccupazione (istituita dall’articolo 1, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione ASpI e MiniASpI) in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La NASPI viene erogata, su domanda dell’interessato, ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione, compresi: – apprendisti; – soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative; – personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; – dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

[20]Parametro che permette di confrontare situazioni familiari differenti, tenendo conto delle economie di scala che derivano dalla convivenza e di alcune particolari condizioni del nucleo familiare che comportano maggiori spese o disagi (presenza di persone con disabilità, nuclei monogenitore, entrambi i genitori lavoratori).

BaglieriMione

Author BaglieriMione

More posts by BaglieriMione

Leave a Reply